Consigli utili per soddisfare il fabbisogno della vitamina D

Se un tempo l’olio di fegato di merluzzo era l’unica possibilità di integrare la Vitamina D per la salute delle ossa oggi sul mercato si trovano una miriade di integratori che forniscono questa vitamina e la richiesta è in continuo aumento; ma cerchiamo di capire come mai negli ultimi anni c’è stato questo boom nel mercato di integratori di Vitamina D.

Uno dei motivi principali è senza dubbio l’elevato numero di lavori scientifici prodotti riguardo il ruolo di questa vitamina; infatti la Vitamina D oltre che sull’apparato scheletrico, ha un ruolo non marginale in molti altri distretti del nostro corpo: sull’apparato neurologico, cardiovascolare, sul sistema immunitario e quindi con una influenza anche nelle patologie di tipo autoimmune. Ad esempio i medici e i biologi che utilizzano per i loro pazienti affetti da psoriasi il Metodo Apollo (basato su un particolare protocollo nutrizionale e di integrazione, da affiancare o meno alle cure standard) considerano ottimali livelli di Vitamina D nel sangue molto importanti per un’evoluzione positiva della patologia, che è su base autoimmune.

Ma facciamo un passo indietro e chiariamo che cosa è la Vitamina D, come viene prodotta dal nostro organismo e cosa possiamo concretamente fare per avere dei livelli ottimali. Il colecalciferolo, meglio conosciuto come Vitamina D3, è la principale sorgente di produzione della Vitamina D nel nostro organismo; è una molecola liposolubile, in grado quindi di sciogliersi nei grassi, prodotta naturalmente dal nostro organismo sotto l’azione dei raggi  UVB quando ci esponiamo alla luce solare e che ha bisogno di arrivare al fegato e ai reni per essere attivata e poter svolgere le sue funzioni. Solo pochi alimenti di origine animale la contengono, principalmente i pesci grassi come salmone e tonno, il fegato e il tuorlo delle uova, tra i vegetali i funghi; la percentuale maggiore del nostro fabbisogno giornaliero la otteniamo autoproducendola grazie al sole ed è per questo che in molti del settore non la considerano una semplice vitamina ma un ormone.

Considerando che, soprattutto alle nostre latitudini, il sole è alla portata di tutti verrebbe da pensare che solo una piccolissima parte della popolazione dovrebbe avere livelli insufficienti di Vitamina D nel sangue, ma invece la situazione è ben diversa. Si stima che in Europa sia carente di Vitamina D il 30/60% della popolazione a seconda del territorio; in Italia diversi studi hanno evidenziato una carenza considerevole di Vitamina D in neomamme e adolescenti che, in linea teorica, dovrebbero passare molto tempo all’aria aperta.

Molti fattori concorrono alla carenza di Vitamina D: l’uso di creme solari che bloccano i raggi UVB, la quantità di melanina che abbiamo e quindi il nostro fototipo (persone di carnagione più scura richiederanno un tempo più lungo di esposizione al sole per produrre la stessa quantità di Vitamina D di una persona con carnagione chiara), la latitudine del luogo dove viviamo influenzerà l’inclinazione dei raggi solari e per questo saranno “meno efficaci” nel produrre Vitamina D se ci avviciniamo al polo. Ovviamente anche la stagione ha un’influenza, in inverno i  raggi UVB sono meno potenti; altri fattori che intervengono nella riduzione dei livelli di Vitamina D sono l’uso di alcune classi di farmaci e anche alcune malattie caratterizzate da malassorbimento.

Detto questo si ritiene che per produrre in modo naturale la Vitamina D necessaria dobbiamo esporci al sole ogni giorno, almeno venti/trenta minuti a seconda del nostro fototipo, con braccia e gambe scoperte; è facile comprendere che in alcuni periodi dell’anno è pressochè impossibile arrivare a produrre un quantitativo sufficiente ed è per questo che deve essere valutata una possibile integrazione, soprattutto negli anziani, nei bambini piccoli e nelle donne in gravidanza.

Riguardo l’integrazione le linee guida ufficiali prevedono l’uso di megadosi di Vitamina D da una volta al mese a una volta a settimana ma sempre più medici sono convinti che per ottenere un aumento deciso di Vitamina D nel sangue sia necessario un uso quotidiano protratto nel tempo.

Non è mia intenzione indicare dosaggi e modalità di assunzione a seconda dell’età, si trovano tabelle di riferimento ufficiali su molti autorevoli siti come ad esempio il sito del’EFSA (European food safety authority) o della SINU (Società italiana di nutrizione umana); c’è da considerare però che già nel 2011 la Endocrine Society ha pubblicato delle linee guida, rivolte alla classe medica, riguardo il trattamento per prevenire la carenza di Vitamina D nella popolazione, si può notare che in realtà il quantitativo di Vitamina D consigliato per ottenere e mantenere livelli ottimali sia molto superiore a quello usato comunemente nella pratica clinica.

Vi indico inoltre delle fonti per reperire maggiori informazioni sulle modalità di integrazione che vanno al di là delle linee guida standard: il Dr. Gabriele Prinzi e il Dr. Massimo Orlandini, due medici che stanno facendo sulle loro pagine facebook un importante lavoro di divulgazione, a mio avviso di ottima qualità.

 

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